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La prendono in giro a scuola

Le offese minano la fiducia in se stessi, ecco come aiutarli

C ara prof. Parsi, mia figlia di 10 anni a scuola è spesso vittima di prese in giro e, avendo un carattere remissivo, non reagisce, piange e si chiude sempre di più... come posso aiutarla? La sua autostima ne risentirà? Una mamma preoccupata

Cara mamma,
il primo aiuto che puoi assicurare alla tua bambina è quello di riconoscerla nella unicità e specificità del suo modo di essere e di rapportarsi a sé stessa e agli altri.
Questo riconoscimento, accompagnato autenticamente a sentimenti di rispetto e di empatia, potrà rappresentare la base sicura su cui radicare l’affetto per sé stessa e la propria autostima.


Spesso i bambini, vittime di ripetute aggressioni verbali da parte dei coetanei, finiscono col condividere l’ottica dell’aggressore: si percepiscono, cioè, diversi, fragili, inadeguati e, per questo, meritevoli di essere presi in giro e di essere umiliati.

La timidezza e/o la tendenza all’introversione che, di frequente, caratterizza questi bambini fa sì che, per lo più, non siano propensi a “coltivare” molti contatti sociali, ricevendo così pochi consensi, percependosi isolati e/o esclusi.


È indispensabile, quindi, che la bambina possa contare innanzitutto sulla solidarietà e sulla vicinanza emotiva dei genitori. I vostri sentimenti la aiuteranno a sentirsi compresa, sicura, accolta, amata. Partire da un atteggiamento di accettazione, suggeriscono i coniugi Markwar in “Il bambino timido e come aiutarlo”, rappresenta il primo “mattone” perché la bambina possa costruire un rapporto più sereno con sé stessa e con gli altri.


Infatti, nutrendo rispetto nel proprio modo di essere e fiducia nelle proprie capacità sarà in grado di affrontare le difficoltà e gli ostacoli della vita extrafamiliare, accettando le frustrazioni senza che ciò mini, gravemente, la sua autostima.


Sarà, poi, necessario offrirle stimoli adeguati per analizzare il problema e farle elaborare strategie emotive e di comportamento per lei più soddisfacenti.
In sintesi vorrei suggerirvi di riflettere insieme a lei su alcuni aspetti del problema.
In primo luogo sull’importanza dei parlare piuttosto che subire in silenzio, chiudendosi in sé stessa. Parlare non significa, in questi casi, “far la spia” ma cercare e ricevere l’aiuto di cui ha diritto.


Sarà utile, anche, elaborare insieme a lei ipotesi per modificare concretamente i suoi rapporti con il gruppo classe: dall’invitare a casa i compagni con cui desidera approfondire un rapporto di amicizia al fissare un colloquio (o più colloqui, se necessario) con le sue insegnanti per creare una rete di alleanze.



Parsi Maria Rita

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