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entile prof. Parsi, sono proprio angosciata per mia figlia, totalmente inappetente. Ha cominciato a rifiutare il cibo sin dai 18 mesi e non ha mai smesso (ora ha 9 anni). Ogni giorno, a tavola, è un supplizio convincerla a mangiare qualcosa e a nulla sono servite: dolcezza, minacce, ricatti, dialogo, comprensione. Dice che non ha fame, e basta e poi pilucca qualcosa, ma non finisce mai la porzione.
La nostra è una famiglia ordinaria, genitori che lavorano e due figlie (la sorella ha 4 anni) che vanno d'accordo. C'è un modo per aiutarci?
Siamo davvero preoccupati.
Cara amica, carissima lettrice,
per manifestare un disagio fisico e/o emotivo, i bambini molto piccoli, possono utilizzare, quale strumento di comunicazione, il cibo.
Già da neonati, infatti, facciamo esperienza di quanto, attraverso un buon allattamento, sia possibile appagare non soltanto il nostro bisogno di nutrimento ma, anche, trovi la “giusta” risposta il nostro bisogno di contatto con il corpo della mamma, per ricevere conforto e protezione tra le sue braccia e combattere, insieme a lei, il vuoto tormentoso ed insistente provocato dalla fame.
Così il cibo veicola, da subito, la capacità delle figure di riferimento che, quotidianamente, si occupano del bambino di porsi in sintonia con i suoi bisogni e di soddisfarli in maniera adeguata.
A volte questa “sintonia” può interrompersi, ad esempio per un malessere fisico del bambino o della madre. A causa di ciò, il piccolo può sperimentare come dolorosa o minacciosa l’ingestione del cibo e mostrare un ostinato rifiuto verso l’alimentazione che può protrarsi anche nel tempo. In tal caso è indispensabile indagare, adeguatamente, anche sulle cause “organiche” che motivano la sua inappetenza.
Altre volte può accadere che, durante lo svezzamento o di fronte ai primi tentativi del bambino di stabilire un rapporto di autonomia con il cibo (mani nelle scodelle e pappa dappertutto!), gli adulti non siano in grado di sostenere i figli, con un po’ di fantasia e una buona dose di pazienza, nel mescolare insieme, e con il giusto equilibrio, il cibo sano e bilanciato con il bisogno del bambino di nutrirsi “godendo” a più livelli: con la vista, con il tatto, con il gusto e, perché no, anche con l’udito.
I piccoli, di 18 mesi, amano giocare con il pasto. Per i bambini tutto è gioco e tutto quello che amano e apprezzano è veicolato dal gioco. Talvolta genitori, poco attenti o ignari di ciò, insistono perché il figlio/a si concentri e finisca di mangiare per poi tornare a giocare. Perché si instauri un buon rapporto con il cibo, invece, è utile che anche la nutrizione divenga un appagante, gustosa e colorata esperienza ludica.
La tua bambina, oggi di nove anni, ha iniziato ad instaurare un difficile rapporto con il cibo proprio nell’epoca di cui parliamo. Queste riflessioni, mi auguro, possano orientarti nella comprensione delle cause che hanno determinato il rifiuto ma, soprattutto, ti sostengano nel riflettere sull’utilità di orientare la richiesta di aiuto verso un centro specializzato in disturbi alimentari. Un’equipe di specialisti prenderà in considerazione le difficoltà della bambina nei suoi molteplici aspetti: individuata l’origine del disagio, infatti, sarà possibile ripristinare, passo dopo passo, con il vostro aiuto, un più sereno ed equilibrato rapporto con il cibo. In questo percorso di cambiamento sarà, con competenza, assistita ed orientata tutta la famiglia.
Parsi Maria Rita