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Rapporti tra fratelli

Conflitti, ripicche, piccole gelosie: come risolvere?

B uongiorno dottoressa Parsi, le scrivo per segnalare un problema di relazione tra i miei 3 figli: 8, 5, 3 anni, le prime due femmine, il terzo un maschio. Quando lui vorrebbe giocare con loro lo scacciano sempre in malo modo, a volte si picchiano duramente e a nulla sono valsi i nostri interventi "pacificatori". Inoltre la seconda, da quando è nato il fratellino, si è fatta taciturna e distante, immagino sia per gelosia, anche se le attenzioni non le sono mai mancate e cerchiamo di essere amorevoli e imparziali con tutti. Come possiamo migliorare la loro relazione di fratelli e sorelle?

La rivalità, istintivamente, caratterizza la relazione tra i fratelli ed è particolarmente manifesta quando i bambini sono piccoli e con poca differenza di età. Nella situazione specifica della triade fraterna, i giochi di relazione divengono più articolati e complessi e, di frequente, si osserva la costituzione di un’alleanza tra i primi due figli contro l’ultimo “intruso”. Il piccolino, infatti, con la sua tenerezza e la sua fragilità, può apparire particolarmente “pericoloso” agli occhi delle sorelline, poiché le sue caratteristiche di cucciolo lo rendono un temibile avversario, nella conquista del primo posto nel cuore di mamma e papà.
Di certo tutti i fratelli possono costituire anche una risorsa allorquando l’Altro diviene compagno di giochi, alleato, complice, confidente. In questo specifico caso l’età ed il sesso del terzo fratellino non consentono, ancora, alle due sorelline maggiori di poter assaporare i vantaggi della nuova e diversa relazione fraterna.
Nell’attesa, è bene che i genitori si offrano quali “contenitori” e mediatori consapevoli della rivalità, per poter trasformare il rapporto tra i tre fratelli in un’efficace e formativa “palestra” affettiva, nella quale i figli possano imparare a gestire, per la vita, la competizione e il confronto con gli altri.
Per far ciò è necessario, innanzitutto, che la mamma ed il papà comprendano ed accolgano le emozioni e le tensioni che ciascun figlio nutre nei confronti degli altri. E consentano, poi, di manifestare questi vissuti attraverso “proposte” creative (disegni, poesie, gioco dei ruoli, drammatizzazione …) che garantiscano, al contempo, la libertà espressiva e l’incolumità ed il rispetto del rivale.


Parsi Maria Rita

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