C
ara dottoressa Parsi, ogni volta che qualcuno (io, o il padre, o le maestre) sgrida o riprende mia figlia, di 6 anni, lei sembra offendersi moltissimo e scoppia in lacrime. Inoltre è bugiarda, e se combina qualche guaio non si assume mai la responsabilità delle sue azioni. A scuola, ad esempio, cerca di scaricare sui compagni più piccoli le sue azioni... io le ho spiegato che è importante essere
onesti, che le menzogne fanno perdere la fiducia, ma non funziona. Da che dipende questo comportamento e come possiamo fronteggiarlo?
La sensibilità mostrata di fronte ai giudizi, non positivi, degli adulti e il bisogno di mascherare, dietro le bugie, azioni che possono essere oggetto di critica o di punizione, pongono in evidenza il bisogno della bambina di essere accettata, considerata, apprezzata e il timore e l’ansia di non rispondere appieno alle aspettative degli adulti. Bisogni e timori, molto frequenti a sei anni: età in cui i bambini “affrontano” una fase di crescita segnata dall’inserimento nella vita scolastica e dal primo “ufficiale” confronto con il buon rendimento e la valutazione espressa, anche attraverso i voti, da parte degli adulti.
Se la vulnerabilità mostrata, di fronte a questo passaggio evolutivo, dovesse protrarsi per tutto l’anno scolastico, è utile interrogarsi su quali fattori rendano così doloroso e faticoso, per la piccola, il confronto con il giudizio. La fuga nella fantasia è, infatti, uno dei meccanismi di difesa che tipicamente i bambini pongono in atto nel tentativo di “evitare l’ansia che deriva dalle frustrazioni o dai conflitti della vita reale” (P. Foglio Bonda, 1993).
Inoltre, ogni bambino reagisce in modo diverso di fronte ai conflitti e ai cambiamenti. È necessario distinguere, quindi, tra vissuto personale e comportamento adeguato. Le emozioni che proviamo di fronte agli ostacoli della vita non sono né giuste né sbagliate, sono semplicemente e autenticamente le nostre emozioni! È la gestione di queste emozioni che può essere, più o meno, adeguata alla realtà che stiamo affrontando.
Per essere d’aiuto alla piccina, oltre spiegare gli effetti negativi di comportamenti non adatti, è necessario riconoscere ed accettare il suo modo, personale ed unico, di percepire la vita, rafforzando, di conseguenza, il senso di sé e la sua autostima. È bene, dunque, moderare le critiche e puntare sui suoi punti di forza.
La bambina non ha certo “scelto” di essere vulnerabile: colpevolizzarla per questo la renderebbe ancor più fragile, facendola sentire non amabile ed incapace.
Cari saluti