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Capricci e aggressività

Spesso nascondono un disagio

M ia figlia Alessia ha 4 anni e da qualche tempo è diventata intrattabile. Fa capricci per ogni cosa, dice parolacce e se le viene negato qualcosa dà sfogo e veri e propri accessi di rabbia. In particolare ripete spesso "non ti voglio bene",  oppure "ti odio" ogni volta che le si vieta qualcosa, e quando viene ripresa si offende, oppure scoppia a piangere. Ormai la storia si ripete da qualche mese, perché fa così? Cosa possiamo fare?

Per poter rispondere in maniera esaustiva alle sue domande, occorrerebbe poter conoscere approfonditamente il contesto familiare, le tensioni che lo attraversano e che, inevitabilmente, Alessia e le sue sensibilissime antenne captano.
Pertanto, posso soltanto rifarmi a delle ipotesi, aderenti alle cause scatenanti di simili comportamenti in bambini di un’età decisiva com’è quella di Alessia. Innanzitutto, partiamo dai capricci. Non esistono bambini costituzionalmente capricciosi. Il capriccio è una manifestazione, non una causa ed è una modalità comunicativa che il  bambino adotta per esternare un di sagio, un problema, un rifiuto, un timore, una propria sofferenza interiore che possono essere causati ad esempio da problemi di varia natura:   dalla percezione di conflitti familiari fra i genitori o fra altri persone importanti nella sua sfera affettiva, facenti parte del nucleo della famiglia allargata (ad esempio, fra i genitori ed i nonni); il disagio e l’aggressività possono,poi, anche scaturire dalla nascita di un fratellino o una sorellina. E’ come se il bambino/a lanciasse una sfida, cioè volesse essere confermato/a nell’affetto e nelle attenzioni dei genitori – che gli appaiono sottratti dal neonato -, persino se assume comportamenti che sa sgraditi ai genitori. All’età di Alessia sta maturandosi il suo momento edipico, dove il Papà dopo la  mamma, suo “primo amore”, diventa il referente sentimentale della bimba e suscita in lei un ambivalente  rivalità con la mamma. Insomma: “Papà ti voglio sposare”. Per tale motivo, può svilupparsi la propensione a considerare ogni sgridata materna o richiesta di osservare semplici regole educative come la “punizione” per queste fantasie desideranti.
L’atteggiamento “ribelle“ di Alessia potrebbe, inoltre, nascondere …..   inserimenti  o disgi nell’ambito della scuola dell’infanzia con il distacco da figure di riferimento  affettivo ( una mamma che va a lavorare , un papà presente, un tata che va via, i nonni che si ammalano o, più dolorosamente, scompaiono). E, ancora, un cambio di casa.
La bambina va molto rasserenata. La presenza genitoriale è fondamentale. Va fatta giocare – magari anche con terapisti che applichino la terapia del gioco – e, attraverso l’uso di disegni, giocattoli e favole di animali, portata pian piano a sciogliere il grumo di rabbia che reca dentro, le paure generate persino da episodi non conosciuti dai genitori, in quanto non accaduti in loro  presenza.

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